L’Italia “patrimonio dell’Umanità”

12 10 2011

La forma geografica del nostro territorio, proiettato sul mare quasi ad indicare che il nostro destino è quello di andare senpre avanti “a piedi”……camminando sull’acqua….., potrebbe essere una indicazione a perseverare nel cammino intrapreso da secoli.

Le incessanti invasioni, cruente o no, che si sono succedute nei secoli, hanno fatto si che diventassimo dei magnifici “bastardi”. Si potrebbe spiegare in tale modo, la nostra eclettica intelligenza, duttilità, manualità, inventiva; il tutto concentrato in questo piccolo e lungo territotorio.

Credo che l’Italia, tutta, debba essere considerata dall’ UNESCO, “Patrimonio dell’ Umanità” e diventare un bene da godere e preservare nella sua interezza, compresi noi che l’abitiamo. Potrebbe essere questa la strada per salvare non solo il territorio ma anche le capacità umane, dalla saggezza contadina, ai grandi uomini che ora sono costretti a migrare perché incompresi ed osteggiati.

Riconvertire le fabbriche  in “Istituti  Professionali Internazionali” dove gli artigiani vengano inseriti nei laboratori a tramandare le arti ed i mestieri di cui se ne sta perdendo la conoscenza pratica.

Il turismo va visto non solo come tempo e luogo di svago ma come insegnamento e avvio alle professioni che lo riguardano in tutto il suo indotto. Sfruttare tutti i nostri beni e capacità, attirando da tutto il mondo giovani ai quali infondere il gusto della bellezza e la sua preservazione trasformandola in opportunità di lavoro facendo in modo che ogni studente, tornato nel proprio territorio diventi il datore di lavoro di se stesso mettendo a frutto le conoscenze apprese qui. Anche se ciò avviene già nelle università, non basta, il concetto va allargato.

“Termini Imerese” potrebbe diventare un grande “Laboratorio Professionale Internazionale”, vista la sua posizione geografica. La popolazione potrebbe riconvertirsi e potenziare gli antichi mestieri in funzione dell’arrivo di studenti e tutto ciò che ruoterebbe intorno a questa nuova attività internazionale.

Riflettendo sull’andamento delle cose, se non faremo noi questa riconversione mentale, quindi territoriale, ci saranno nuove invasioni dal resto del mondo in credito verso questa ‘Italia in svendita ed il futuro?……rimaremo quelli che, non siamo, ma “appariamo”  ora.





Il “trabucco” di Giuseppe Marino

13 09 2011

Eccolo il pescatore, marinaio, falegname, ingegnere, filosofo, artista, muratore, cuoco….Giuseppe Marino. Ultimo costruttore di trabucchi.

Quella di costruire trabucchi è un’ arte antica forse di 300 anni, così spiega Giuseppe.

Scegliere la scogliera per questa  costruzione, richiede una complessa concomitanza di fattori. Il fine è quello di catturare i branchi di pesce al loro passaggio, quindi occorre innanzitutto studiare le correnti marine, i venti, la profondità dei fondali e uno sperone roccioso idoneo ad infilarvi i pali sui quali poggerà una robusta piattaforma (Giuseppe dice che, sulla sua, ci sono salite fino a 200 persone).  Questo trabucco fu fatto costruire nel 1940 dal padre Michele , vi partecitpò, ancora adolescente anche lui  e da allora il “trabucco” è diventato il suo punto di riferimento per ogni occasione. Negli anni lo ha perfezionato e reso pressoché indistruttibile.

“Gli antenni” sono la parte più importante di questa opera, trattasi di due lunghi pali che si protraggono sul mare fino a 40 metri (il sistema di segmenti uniti e ben fissati permetterebbe anche la prosecuzione di altri metri verso il mare). Due grandi argani, e altri tre più piccoli governano l’intera macchina per calare le reti e ritrarle.

Durante la convesazione, in una mattinata di settembre, vedo gabbiani  posarsi ai due estremi degli “antenni”, allora Giuseppe mi dice “vedi a sx degli antenni? Quella è Cocca, è sempre li da anni e quando qualche gabbiano tenta di avvicinarsi urla come un’aquila e lo caccia via sbattendo le ali minacciosamente, a pranzo viene da me e aspetta la sua razione”. Giuseppe fa  una lunga pausa per controllare se quanche cefalo è di passaggio. E’ sconfortato e scuotendo la testa, riparata dell’eterno zuccetto, incredulo che in tutta la mattinata non si sia visto neanche un pesce, riprende a raccontare di Renato, l’altro gabbiano, compagno da sempre di Cocca, che sta appollaiato sugli “Antenni” di dx.

Il “trabucchiere” è un personaggio oramai destinato a fare da testimonio di un passato glorioso ma giunto al termine. Di pesce non ce n’è quasi più. Vengono pescherecci a razziare a pochi metri nella baia con reti a strascico e addirittura in tempo di fermo. Dice Giuseppe: “Non ci sono controlli e questi vengono quando e come gli pare”.

“FURCICHELLA” è il nome del trabucco. “Ogni trabucco ha un nome” mi dice Giuseppe,” Vedi quello laggiù, a sx? E’ di mi fratello e si chiama GUSMAI come la torre di guardia che gli sta alle spalle.”

Guardo infine verso il cielo e Giuseppe mi dice che quelli che vedo sono gli “Allerti”.

“Vedi” mi fa “Questi servono a governare gli “antenni” e devono essere proporzionali alla loro lunghezza perché i tiranti devono lavorare ad una angolatura precisa altrimenti il trabucco non funziona” Mi rendo allora veramente conto di quale opera d’arte ingegneristica sia questa macchina da pesca.

Eccoli gli “Allerti” sono i pontoni centrali del trabucco.

Senza di essi nulla si muove.





Un augurio ai lettori

31 12 2010

BUON 2011
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Una recensione puntuale e obiettiva del Prof. Cataldo Marino

12 12 2010
 

Berlinguer-Gelmini. Il filo nero

Non volevo più parlare di scuola: ad essa avevo dedicato praticamente tutta la vita, dai 3 ai 22 anni dietro i banchi e dai 22 ai 57 dietro la cattedra. Adesso, passati altri cinque anni, gli statistici dicono che me ne resterebbero ancora diciotto, ma io non ne sono più tanto sicuro, perché già molti coetanei sono andati via, di là.
Dal ’99 al 2005, prima di andare in pensione, avevo combattuto come l’ultimo giapponese per evitare che questa istituzione toccasse il livello più basso del progressivo degrado a cui avevo assistito. Ho lasciato traccia di questa battaglia in un breve saggio e in una serie di articoli, tutti reperibili sui siti dell’Unicobas e del Partitoperlascuola e sul mio sito personale http://www.itineraricataldolesi.it/, ed ero fermamente intenzionato a non ritornare sull’argomento, per la delusione e il disgusto che avevano accompagnato il mio addio a quei gradini della scuola, che negli ultimi anni avevo finito per percepire come “duro calle”. 

Ma ora, sia pur per un giorno, ci ritorno, ci devo ritornare, perché siamo all’ultimo atto della sua distruzione. Come un nodo scorsoio, si chiude il cerchio: da Riccardo Misasi (1970-72), lungo una sfilza di ministri democristiani abituati ad assecondare la “primarizzazione” di tutte le scuole (1973-98), si arriva al mortificatore massimo degli insegnanti Luigi Berliguer (1998-2000) e poi alle due donne cui egli lascerà il testimone, prima la Moratti (2001-2006) e poi Mariastella Gelmini (2008-2010).

Ricordo i tempi in cui le direttive di Riccardo Misasi invitavano gli insegnanti a derogare dai loro precisi doveri istituzionali, promuovendo tutti gli alunni a prescindere dal loro impegno. E ricordo poi i tempi più recenti in cui Luigi Berlinguer – cugino di Enrico, incredibile! – iniziò, con una serie di piccoli provvedimenti, premeditati in funzione di un unico disegno, a rompere il comune spirito degli insegnanti, per assoggettarli come servi della gleba ai feudi, assegnati con dubbie procedure concorsuali ai dirigenti scolastici, spesso amici dei dirigenti dei vari partiti e dei vari sindacati.

Se la “riduzione culturale” degli alunni era stata perpetrata da un ministro democristiano condizionato dalla sinistra, all’umiliazione degli insegnanti penserà un ministro diessino, fuorviato da una malintesa idea di meritocrazia. Un’idea mutuata dall’inossidabile Silvio, il quale, prendendo ad esempio la sua stessa vita, sostiene di essere diventato l’uomo più ricco in quanto il più intelligente e più operoso: l’equivalenza è per lui quasi matematica.

Una volta fatto il cambio della guardia al governo nel 2001 da Amato a Berlusconi, e passato il testimone della P.I. da Luigi Berlinguer alla Moratti e poi alla Gelmini, come potevano, queste ultime due contrapporsi al predecessore? Per farlo avrebbero dovuto smentire le loro stesse idee. L’amico Luigi aveva loro consegnato su un vassoio d’argento tutti gli ingredienti per il loro piatto preferito: dare ai titolari di ogni feudo scolastico il potere di determinare il posizionamento economico e sociale degli insegnanti e, con questo, rendere tutti costoro dei sudditi silenziosi e timorosi.

Con questo sistema era chiaro che gli ultimi sarebbero diventati i primi e i primi gli ultimi. Quegli insegnanti, che avevano poco da fare con la loro disciplina o avevano poca voglia di dedicarsi alla didattica sono stati i primi a giurare fedeltà al feudatario. Mentre tutti quelli che troppo si erano inorgogliti per un’interpretazione zelante del loro ruolo, e per tale orgoglio si erano tenuti lontani dal “castello”, se non si auto-emarginavano venivano emarginati.

Perché i provvedimenti attuali della signora Gelmini sono da considerare l’ultimo, conclusivo, atto di distruzione della scuola italiana? In via sperimentale, in alcune scuole essi assegnano ad una Commissione il potere di premiare gli insegnanti “migliori” con un aumento di stipendio di circa il dieci per cento.
Questa commissione è formata dal Preside, – continuo a chiamarlo così anziché col nuovo nome di Dirigente Scolastico, perché i suoi titoli culturali non sono superiori a quelli degli insegnanti e perciò era giusto che, come prima, “presiedesse” gli organi collegiali anziché “dirigere” i suoi pari – da due docenti eletti dai colleghi e dal Presidente del Consiglio di Istituto. La procedura: coloro che ritengono di essere più bravi degli altri (in genere sono i peggiori, perché è il ramoscello senza frutti quello che sempre svetta verso l’alto) redigono un elenco dei propri meriti (diciamo un documento di auto-elogio) e lo presentano a questa commissione, la quale poi valuta anche in base alle proprie conoscenze e ai giudizi espressi dagli alunni e dai genitori.
Vediamo più da vicino la natura di questa Commissione di valutazione e la procedura con cui alunni e genitori daranno il loro contributo nella valutazione degli insegnanti.

La Commissione. Il fatto che di essa facciano parte anche due insegnanti eletti dai colleghi e il Presidente del Consiglio di Istituto, che è un genitore, non danno alcuna garanzia di imparzialità. Chi ha vissuto il passaggio dalla scuola vecchio tipo a quella dell’autonomia (1999), sa che ormai tutte le elezioni sono pilotate dai dirigenti, che esse sono una farsa. Già oggi il dirigente può concedere favori economici mediante il fondo di istituto, l’assegnazione delle classi, la concessione di permessi, la chiusura di un occhio (o due) sulla pigrizia e sulle piccole disattenzioni; spesso ne ricevono in cambio collaborazione per lavori che essi non vogliono o non sono in grado di svolgere e questo cementa più che mai le alleanze che si instaurano; tutto ciò dà loro un potere fortissimo e ormai consolidato. A chiunque si ribelli non è concesso nessun privilegio e nessuna attenuante, anzi può accadere ciò che da anni accade al maestro Fontani di Siena, oggi coraggioso promotore del Comitato Nazionale Antimobbing. Ad una situazione simile ho purtroppo assistito personalmente negli ultimi anni di insegnamento: una collega competente e laboriosa, emarginata da tutti i cortigiani solo per essersi battuta per il rispetto delle regole.
In un tale clima, chiedere, premere, costringere a votare per gli insegnanti a lui graditi, è, per il capo, facile come bere un bicchiere d’acqua.
Fra il ’74 e il 2005 ho potuto inoltre constatare che, nella maggior parte dei casi, i rappresentanti dei genitori sono persone che si candidano con un unico obiettivo: rendere più agevole il corso degli studi ai propri figli. Per fare ciò, appoggiano sempre, moralmente e col voto, l’operato del dirigente, il quale poi ricambierà i favori segnalando il ragazzo agli insegnanti della sua corte.
In conclusione, i soggetti, che decideranno quali insegnanti dovranno essere dichiarati “i migliori” e gratificati con una mensilità in più rispetto agli altri, saranno solo degli yesman pronti all’ubbidienza verso il volere del capo.

La procedura. La commissione deve tener conto del giudizio degli alunni e dei genitori. Ma quali alunni e quali genitori? Tutti o solo una parte? Se si tratta solo di una parte, chi li sceglie?
Se bisognerà sentire il parere di tutti, occorreranno le votazioni, per le quali saranno necessarie le schede elettorali, le urne e la propaganda, se no che votazioni sono? Bisognerà poi anche stabilire quanti voti ogni alunno può esprimere. Se ha dieci insegnanti e il voto è uno solo, automaticamente dovrà bocciare gli altri nove anche se li ritiene bravi; se i voti sono due, ne dovrà bocciare otto; se invece i voti sono nove, ne dovrà bocciare uno solo, e la scelta sarà molto semplice: l’insegnante che lo ha ritenuto insufficiente per tutto l’anno, presumendo, il presuntuoso, che egli non avesse studiato.
E già perché a scuola, ma non solo a scuola, vige la legge del taglione e di conseguenza i prof. che danno a tutti bei voti, saranno a loro volta votati, mentre i prof. che vogliono essere troppo zelanti saranno castigati, e vendetta è fatta.
Ma a chi può sembrare, questa, una giusta selezione secondo i meriti? A me sembra esattamente il contrario!
Ma a valutare saranno anche i genitori, dice la nostra ministra sperimentatrice. E chi può credere che i criteri usati dai genitori siano diversi da quelli dei loro figli?

Insomma un bel pasticcio, Sig.ra Gelmini. Ma, nonostante questo, lei ce la può fare, perché il clima le è favorevole. Ho visitato i siti dei nostri “maggiori” sindacati: tutti contenti per aver ottenuto gli scatti di anzianità prima negati. Tutti contenti del fatto che questi scatti di anzianità saranno pagati con il denaro tolto ai precari e ai supplenti. Che, d’ora in avanti, i lacchè abbiano uno stipendio in più e possano guardare dall’alto in basso, secondo precise gerarchie di (de)merito, gli spiriti indipendenti e ribelli, beh questo passerà in secondo piano. Passerà inosservato.
Anche politicamente la signora avrà la strada spianata: fra una destra liberista e una sinistra liberal, chi le si potrà opporre? Anche il PD, grato e fedele al suo ex ministro, è già andato a ingrossare le file della maggioranza meritocratica, che va quindi da Ignazio Benito Maria La Russa a Pier Luigi Bersani, passando per Pier Ferdinando Casini. Dunque Preside, alunni e genitori diano i voti ai prof. e le graduatorie così compilate, istituto per istituto, vengano esposte in bacheca, in modo che si veda bene chi vale e chi no, chi comanda e chi ubbidisce, chi sale agli onori e chi viene messo alla berlina, chi avrà uno stipendio in più e chi rimarrà al palo.
Ma forse poi, però, gli insegnanti che rimarranno esclusi da questo tipo di premiazione si chiederanno con quale autorità potranno affrontare una scolaresca già difficile da gestire, se si presenteranno anche con il marchio di insegnante di grado inferiore, e vorranno qualcuno che rappresenti le loro angosce e la loro rabbia. La scuola ha le sue tradizioni e sono tradizioni di pari dignità e di rispetto reciproco.
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Copyright 2010 – all rights reserved

Pubblicato da cataldo marino a 19:08
 





Un pomeriggio a “civita”

1 11 2010

CIVITANI        Così piacciono chiamarsi ancora gli abitanti di Lanuvio.

Si  entra nel borgo.

Vicoli stretti di un tempo dove solo i cavalli e qualche carrozza vi poteva passare

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Regna il verde, i balconcini e le scalette ed i cortili sono adornati da vivaci fiori di tutti i colori quasi ad immortalare una eterna primavera.

Scale ripide per accedere a case arroccate una sull’altra, e pianerottoli asimmetrici costruiti nel tempo e col succedersi delle generazioni  e divenute stanze con l’aumentare dei nuclei familiari quasi a proteggersi reciprocamente dal freddo, le piogge, il vento impetuoso che soffia dal mare in estate e gelido dal nord in inverno.

Come tutti i paesi di alta collina e montagna, la necessità di rubare spazio in altezza e le poche risorse economiche, hanno aguzzato l’ingegno umano. Sono così pervenuti a noi come opere d’arte e di straorinaria ingegneria architettonica.

Le antiche panetterie sono sopravvissute grazie alla passione generazionale, oggi i  giovani eredi tramandano l’arte della panificazione e per trovare un forno basta seguire i profumi  che si spandono per i vicoli, odore di pizza farcita, bianca, rossa a lingue o a pale.

Una spiritosa locandina invita i buongustai a entrare in una trattorietta familiare.

Una fontana tra le tante per gustare fresca acqua

…… buona anche in inverno .

Un cane  si ferma a fissare un turista che fotografa uno scorcio panoramico e non si sposta fino a che anche lui non viene immortalato. Dopo il clik della foto muove il passo e fa capire al suo simpatico padrone che può continuare la passeggiata.

Lanuvio si protrae su uno sperone tufaceo verso il mare. In lontananza e tutt’intorno orti, uliveti e vigneti fanno da corona.

“Civita Lavinia” è stato un nome medievale dell’antica lanuvium.

La via Appia ,che attraversava tutti i castelli romani, per giungere fino a Capua e poi a Brindisi, ne fece un borgo importante, di guardia, difesa e sosta.





Mani magiche

19 09 2010

Tra i comuni di Calcata e Mazzano Romano, dentro una antica mola di “prato gelato” si è svolta una mostra di arazzi molto speciali.

L’artista Laura Marcucci crea i suoi capolavori con ago e fili di tutte le fibre e colori e dal loro groviglio nascono per magia immagini che infondono nell’anima rare emozioni, dimenticate e soffocate da un mondo in fuga.

Le pareti di pietra e tufo della mola hanno messo in risalto il genere di opera esposta.

Il luogo ameno e silenzioso, rotto dealle cascate del fiume Treja, hanno pervaso i capolavori di una musica originale e gradevole.

La mostra si è potuta tenere grazie all’interessamento dell’associazione culturale “AMArl” di cui si allega locandina.

volantino mazzano

pieghevole_mola








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