Azione liberatoria….personale

27 10 2011
Si arriva ad un punto dove il selfcontroll può far schiattare…allora ecco un articolo…..terapeutico .
Sento una necessità impellente e di getto affermo quanto segue:
Ha poco da gongolarsi e a petto in fuori. Sfidare il resto del parlamento o chi non è suo adulatore, per lei è  ossigeno.
La sua appare una guerra personale contro tutti. I fatti, occorrono…. i fatti, caro Presidente del Consiglio (maiuscolo per rispetto al ruolo e non certamente a chi ne indossa ora l’abito). Dica meno bugie… la Merkel non le ha fatto le scuse.  Abbandonare il parlamento europeo per andare a comunicare per telefono, al suo chirichetto che conduce una trasmissione pubblica, il contrario, è azione veramente indegna ed allo stesso tempo puerile.
Questa mattina la smentita da parte del Premier tedesco, affermando costei che non ha nulla di cui scusarsi.
Se lei avesse avuto un comportamento istituzionale serio che il ruolo le impone, non avrebbe dato in pasto l’Italia che lei rapprenta, a colleghi che nulla hanno da insegnare a noi popolo che lavora intelligentemente e non furbescamente come lei, e che se non è ancora affondato, malgrado lei ce l’abbia messa tutta, è perché siamo una popolazione parsimoniosa e saggia nella maggioranza, maggioranza di popolo ( non quella che lei adula e assolda e favoreggia pur di rimanere ben protetto nel transatlantico) che lei ha deluso, oltraggiato e offeso nella dignità, sin dalla sua “scesa in campo” con la farsa del contratto….firmato solo da lei, tipico di chi è illuso di “essere”.
Il dramma purtroppo è quello che il suo orgoglio va dalla cinta in giù e non riesce a traformasi in dignità dalla cinta in sù, e la stagnazione di governo rispecchia la sua condizione. Questo è quello che ho visto in lei da tempo e confermato dai fatti senza aver bisogno di ascoltare nessuno.
Ecco ora mi sento meglio. Vi ringrazio per avermene dato possibilità, pazienti lettori.
Merylho




A lezione di Economia

24 10 2011

Articolo del Prof. Cataldo Marino

Giovedi, 20 ottobre 2011

Il bilancio dello Stato secondo Tremonti

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Bilancio dello Stato per l’anno 2011
(spese in miliardi di euro)

Credo che, in un periodo in cui tutti siamo preoccupati per le manovre con cui lo Stato cerca di tagliare le spese e di rastrellare denaro fra i cittadini, sia giusto avere un’idea complessiva di come il denaro venga gestito. Non è cosa semplice perché, nell’elaborazione del documento contabile, la Ragioneria dello Stato va incontro a due opposti inconvenienti: o considera voci di spesa molto sintetiche e quindi poco chiare, oppure prende in considerazione voci di spesa molto analitiche, che non consentono una visione d’insieme.
Nel rispetto di complessi metodi contabili, nell’uno e nell’altro caso essa non è dunque in grado di mettere il cittadino nelle condizioni di fare proprie valutazioni. Eppure la politica è determinata prevalentemente proprio dai criteri con cui lo Stato reperisce ed impiega parte della ricchezza prodotta sul territorio.
Il prospetto qui proposto è di tipo sintetico ma, nonostante poche e irrilevanti riclassificazioni delle spese, non è arbitrario, perché ricavato dal documento ufficiale citato nelle note a margine.

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Alcune valutazioni sulle spese correnti.
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1) Poiché sono un insegnante in pensione ed ho vissuto, con sofferenza, la riforma scolastica di Luigi Berlinguer del 1999-2000, mi soffermo innanzitutto sulla voce “Dipendenti”.
Nel prospetto analitico essa include 0,650 mld per “Competenze accessorie al personale scolastico”: immagino si tratti del Fondo di Istituto, denaro dato a persone che il più delle volte trascurano la didattica per dedicarsi ad attività inutili (questa almeno è stata la mia esperienza). Se a questo aggiungiamo almeno 0,150 mld per le promozioni dei presidi e dei segretari scolastici a “Dirigenti”, arriviamo a 0,800 mld (cioè 800 milioni di euro), che si potrebbero risparmiare togliendo i privilegi a questa casta “sindacale” (all’epoca delle promozioni i segretari generali dei sindacati scuola cgil, cisl e uil erano dei presidi!).
Questo è quanto si potrebbe fare per quanto riguarda il personale della scuola, ma credo che situazioni analoghe si siano verificate negli ultimi anni anche negli altri ministeri.
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2) Si parla molto di eliminazione delle Province, ma, Lega permettendo, io guarderei eventualmente di buon occhio all’eliminazione delle Regioni (fino al 1970 non esistevano e nessun cittadino ne sentiva grande necessità). In entrambi i casi, soprattutto dopo la riforma nel 2001 del Titolo V della Costituzione sulle autonomie locali, si tratta di provvedimenti complessi e difficili. Però, a guardare le cifre, il confronto è facile: i trasferimenti di denaro dallo Stato a Comuni e Province ammonta a 15 mld, mentre quelli alle Regioni è di 86 mld. Non per nulla i loro “presidenti” sono diventati “governatori”.
Le Regioni sono centri di spesa dove il clientelismo regna sovrano. Il federalismo della Lega si basa sul presupposto che il decentramento responsabilizzi gli amministratori, e invece io sono convinto che è più facile avere santi nelle amministrazioni locali che in quelle nazionali. E i santi, si sa, sono gli unici che possono fare miracoli.
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3) I politici attuali – argilla rispetto alle perle degli anni del dopoguerra - di fronte alle difficoltà finanziarie rimettono sempre in discussione l’intero impianto previdenziale: la destra allungando all’infinito la vita lavorativa e la sinistra allargando il campo di applicazione del sistema contributivo. Nel primo caso i lavoratori attivi sarebbero “costretti” a non andare in pensione, nel secondo caso vi sarebbero, più semplicemente, “indotti” da pensioni molto basse. In entrambi i casi i giovani disoccupati sarebbero ulteriormente penalizzati nella ricerca di lavoro stabile.
Anche nel settore previdenziale si possono però ottenere dei risparmi. Nelle voci analitiche dell’Inps figurano pensioni di invalidità per quasi 17 mld. Ora ognuno di noi conosce qualcuno che, pur fruendo di una pensione di invalidità, si dimostra perfettamente efficiente nella guida dell’auto, nel riempire carrelli al supermercato ed a volte persino in… attività sportive: i giornali sono pieni dei casi più eclatanti di questo tipo. Fino a trenta anni fa, quando tutti stavamo un po’ meglio, i medici proponenti e le commissioni mediche di controllo recepivano con scioltezza le istanze dei furbetti, e giustificavano il fenomeno inserendolo impropriamente fra gli ammortizzatori sociali. Ma adesso che i giovani trentenni vanno a spasso, queste pratiche e questi ragionamenti non sono più tollerabili.
Come intollerabili sono diventate le pensioni baby. Nel ’91 avevo già maturato 21 anni di servizio come insegnante. Potevo, come tanti, andare in pensione a soli 43 anni, ma non ci ho pensato minimamente: me ne sarei vergognato per tutta la vita, come un ladro! Altri ne hanno invece approfittato, e poi si sono dedicati ad una seconda attività.
Vogliamo sottoporre a nuova, più seria, visita coloro che hanno ottenuto le certificazioni di invalidità? E vogliamo togliere, a chi ha smesso di lavorare a quaranta anni e poi si è dedicato a un nuovo lavoro, una fetta della torta di cui indegnamente si nutre?
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4) Una delle voci di spesa con maggiore incidenza è quella degli interessi. Fra le poste analitiche del bilancio statale figurano interessi per 67 mld su un debito pubblico di 1.900 mld. A gennaio 2010 il tasso di interesse sui bot annuali (che è sempre più basso rispetto ai titoli a più lunga scadenza) era dello 0,80%, a gennaio 2011 era del 2% e a settembre 2011 è arrivato al 4,15%. Colpa dei mercati internazionali, dice il governo. E invece no. Solo l’Italia, la Grecia e la Spagna hanno avuto questi contraccolpi della crisi, perché la speculazione ha colpito solo i Paesi in cui il debito cresce in modo smisurato rispetto al pil.
In Italia il debito pubblico fra il 2001 e il 2011 è salito da 1.358 mld (dato della Banca d’Italia) a 1.900 mld (ultime stime). In questi anni è cresciuto dunque di circa 500 mld, cioè di circa il 40%, mentre il pil è cresciuto da 1.248 mld a 1.521 mld, cioè di circa il 22%. Il rapporto debito/pil è così passato da 1,08% a 1,18%.
Beh, come si fa allora a risparmiare sugli interessi sul debito?
Chi, stando al governo in questi ultimi dieci anni, ha fatto aumentare vertiginosamente il debito ed i tassi di interesse, deve cedere il posto di comando a qualche persona più esperta, più dedita agli interessi collettivi, più seria nei rapporti politici nazionali e internazionali. E di specchiate qualità morali.

Note:
1) Il prospetto è stato ricavato dalle pagine 3-11 del PDF pubblicato dalla Ragioneria Generale dello Stato alla pagina web http://www.rgs.mef.gov.it/_Documenti/VERSIONE-I/Bilancio-s/Gennaio2011/5.analisi_delle_spese.pdf
2) Le spese sono qui elencate in modo sintetico, ma nella pagina web sopra indicata è possibile controllare le voci più analitiche, che meglio ne indicano la natura;
3) Alla pag. 5 del PDF, alla voce “Trasferimenti a società di servizi pubblici”, qui “Poste, ferrovie e altre società pubbliche”, ho riscontrato un errore di mld 0,242 (!) tra l’importo complessivo e la somma delle singole sottocategorie; dei due valori nel prospetto ho utilizzato il primo, perchè coerente con il totale delle spese correnti;
4) Nella “Nota metodologica al Documento di economia e finanza 2011”, la voce “Consumi intermedi” viene descritta come il valore dei “beni e servizi consumati quali input in un processo produttivo”;
5) Le spese qui esposte fanno parte del Bilancio di previsione e quindi non includono quelle stabilite nelle successive manovre correttive.
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Pubblicato da cataldo marino a 11:43




Il gene della “democrazia”

22 10 2011

Si parla di muovo ordine mondiale…..ma sono sempre i vecchi cervelli a decidere ripetendo gli stessi schemi. Si ritengono superiori e con diritto di vita e di morte sul resto degli uomini.

Il vero ordine mondiale avverrà quando, nella coscienza di noi, razza umana, il senso religioso della vita avrà preso il giusto posto, discreto, personale ed intimo la cui legge è scritta nel codice genetico che recita “se non conosci prima te stesso mettendoti sempre alla prova con le tua capacità ed accettazione dei tuoi limiti, sarai sempre un figlio che non può crescere oltre l’adolescenza, per aver affidato ad un padre celeste  ed immortale, la propria vita”. Con questo concetto intendo affermare che ogni persona, sin dalla nascita, è  da considerarsi un essere completo di mente e di corpo (anche se nascesse menomato)  ed unico e come tale non può essere “uguale” agli altri ed agire come gli altri. Cresce quindi con un suo mondo e bagaglio di informazioni potenziali tutte da verificare sulla sua pelle durante  il suo cammino.

In base a quanto premesso, sarà nel pieno diritto di esprimersi al fine di accrescere la conoscenza da scambiare tra i suoi simili  e grazie a questo scambio di informazioni l’evoluzione è assicurata.. (il tutto se dalla nascita in poi, sarà rispettato cone essere pensante e libero da condizionamenti dogmatici). I rappresentanti di dio (ben pagati) si danno tanto da fare per ottenebrare le menti sin dalla nascita, perché sanno quanto  duttile sia lo spirito del neonato, e si servono dei genitori a loro volta condizionati per non far spezzare la catena ed oggi ne vediamo i risultati attraverso i governanti ed una società nevrotica  succube del potere politico a sua volta ricattato da quello religioso.

Quindi, solo se lasciati liberi di cimentarsi con se stessi, i nuovi nati potranno instaurare  in futuro una società  libera dal potere basato sulla superstizione e sudditanza. Su questo mattone, si può formare una socetà civile dove il rispetto reciproco e l’accettazione della diversità saranno considerati un bene comune. Questo concetto filosofico porterà automaticamente ad una convivenza  nella quale  nessuno si sentirà  inferiore ma solo diverso. L’uguaglianza avverrà nel rispetto  dei doveri e dei  diritti sanciti dalle leggi che necessariamente occorrono, per mettere ordine quando si convive in tanti in un unico spazio comune. Solo dove esiste il rispetto per le regole si può governare con doverosa giustizia.

In virtù di questo determinante valore, il senso sacro della vita che ogni individuo porta con se, sin dalla nascia, lo collocherà al giusto posto. Non sentirà la necessità di fare proselitismo, non manifestrà arrogantemente concetti religiosi indotti attribuendoseli come frutto del suo ingengno, seguirà liberamente una filosofia religiosa od una religione, scambiando il proprio pensiero e conoscenza in merito, nelle sedi appropriate.

Sarà in ultima analisi in grado di scindere la convivenza civica dalla comunanza religiosa. Ma soprattutto  il suo agire sarà accompagnato dal senso di giustizia dettato dalla stima e rispetto di se.

La stima ed il rispetto di se stessi sono un’ardua conquista, che si fonda sulla prove di coraggio ed autodisciplina.

Coraggio che gli attuali governanti non possiedono. Per loro attaccarsi al vecchio carro della politica è facile e l’obiettivo comune è finalizzato alla  sopravvivenza personale fine a se stessa ….ma in nome del popolo. Non portano nulla di nuovo, solo una faccia nuova,  in quanto sconosciuta, ma è già imbrattata per essersi venduta al vecchio e stantio rituale di aggregazione che si basa sull’imparare a memoria frasi vecchie trite e ritrite, come “Libertà, uguaglianza, famiglia, stato, giustizia, sicurezza……” Tutti paroloni vuoti e senza una reale ed attiva efficacia . (Il corteo a Roma del 15 ottobre lasciato in balia dei teppisti….. la polizia senza mezzi e pochissimi uomini di sorvegliaza, la dice lunga sulla sicurezza che il potere non vuole e non deve esserci per scoraggiare il dissenso dei cittadini). Se un diritto civico non li si può negare per non violare la costituzione….si aggira l’ostacolo intimidendo indirettamente. Gioco facile, l’inquisizione secolare ha affinato e mutato le armi da fisiche in psicologiche ma la matrice è sempre la stessa. La moltitudine deve rimanre bambina domabile.

Questi parassiti della società DEPREDANO e fagocitano ogni giorno, non solo risorse materiali ma anche la dignità a coloro che pensano ed agiscono, in questa società civile, con la propria testa. Uomini che producono e operano per loro diretta responsabilità e che non si affidano a nessun ente supremo o dio in terra per sopravvivere.

Questo degrado sociale e politico e mistificazione religiosa che ricatta le coscienze e le castra, è da attribuirsi all’ineluttabile succedersi degli eventi che partono da una giusta causa, segue una fase ascensionale fino al massimo dell’apogeo per poi scendere inesorabilmente fino alla dissoluzione. Questo alternarsi e succedersi degli eventi porta a far riflettere i più evoluti dai quali scaturisce un nuovo ciclo. Coraggiosi che hanno l’ardire consapevole di sbarazzarsi dei padroni dello spirito e del corpo. (,,,,dio ti vede, porgi l’altra guancia….non devi godere sessualmente senza fare figli…) è solo un assaggio delle mortificazioni che hanno reso il popolo pavido e sempre figlio….mai padrone di se e responsabile delle proprie azioni, fino a portarlo agli eccessi incontrollati di ribellione per aver represso e imbrattato energie sessuali e intellettuali per secoli.

Liberarsi di un marchio che ci ha resi gobbi ma infinitamente orgogliosi, richiede coraggio, intelligenza, amore per la vita e senso di giustizia, che nulla a che vedere con la bontà gratuita e vile.

Il punto critico, e qui interviene la prova di coraggio, per un salto di qualità della vita democratica di un popolo, consiste nell’ accettare corresponsabilmente gli errori commessi anche se non coscienti. Questa prova di coraggio deve coinvolgere tutta la società civile e tutti i membri di governo comprese le opposizioni.

Ma nessuno fino ad oggi, tra coloro che sono stati eletti a governare o ad opporsi per una equa amministrazione, ha avuto il coraggio di dire le verità.  (Un esempio recente è la menzogna che il centrosinistra dice sulla mancata legge per il “conflitto d’interesse”).  Un popolo, se deve rialzare la testa,  deve conoscere la verità che svelerebbe tanti “misteri” su questo quasi settantennio di questa repubblica. e soprattutto renderebbe giustizia ai morti (le lapidi ed i mausolei  alla mamoria suonano oggi come un insulto ai morti ammazzati) e metterebbe in luce un fatto determinante per una democrazia adulta, quello che cosapevolmente o no ogni cittadino si è reso complice di tutti gli eventi nefasti. Se fino ad oggi nessuno ha mai pagato per i delitti di stato, compresa via Rasella, è perché i mandandi si raccontano la favola che “la ragion di stato e la salvaguardia della libertà non ha prezzo” gli esecutori non pagano perché sempre “per la ragion di stato” al braccio armato è stata garantita l’immunità. Tutto questo deve finire se vogliamo diventare cittadini aduti e responsabili, dobbiamo rinunciare all’llussione che “lo stato” è come un buon padre, Lo stato siamo noi e se al governo abbiamo dei burattini incapaci, corrotti e codardi quindi facilmente ricattabili, costoro rispecchiano la nostra cecità, ignoranza e abulia.

Ci provò Craxi, a dira una mezza verità, il quale ammise che la corruzione era un sistema dove tutto il parlamento e la politica ne erano coinvolti, poi si è rivelato un uomo fragile e poco….. onorevole non andando fino in fondo alla sua, apparente, azione di coraggio fuggendo dalla responsabilità di quanto aveva confessato scappando all’estero  (quando si appartiene ad un partito lo spirito di squadra non può essere eluso, se si vuole intraprendere una strada, occorre il suo consenso , se si vuole invece  agire di propria iniziativa,  ci si devepoi  assumere tutta la responsabilità personale e giuridica) . L’unico uomo di coraggio anche se non “un politico” tuttavia facente parte del sistema di corruzione, fu Cusani. Fu l’unico uomo che si assunse la responsabilità fino in fondo, ammettendo al processo di aver infranto le leggi. Ha pagato il debito alla socità civile con la detenzione ed oggi è un uomo libero e degno di rispetto.

Sarebbe una utopica illusione, aspettarsi oggi azioni di coraggio civile ed istituzionale da uomini….onorevoli che di onorevole hanno ben poco, che abbiano la forza di dire le verità sul degrado nel quale sono piombati. Sarebbe un’azione di riscatto personale e civile, che in cambio di allontanamento dalla vita pubblica gli ridarrebbe dignità personale quindi collettiva, ma questo concetto di generosità è raro quanto il vero matrimonio. che non ha bisogno di essere benedetto da nessuno.

La   codardia  che dilaga lascia ancora una volta la società civile all’oscuro delle responsabilità che quest’ultima ha per non aver capito che  dalla corruzione politica e parlamentare, ne  ha tratto beneficio.

La storia  della nascita della repubblica comincia e nasce sull’inganno, con la connivenza del Vaticano. il vero governatore di questa nazione ed in seguito Andreotti fu il delfino predestinato a far da garante tra STATO-CHIESA e vincitori della seconda guerra mondiale, contro un apparente nemico planetario rosso.

Noi Stato Italiano abbiamo ricevuto finanziamenti da ambo i blocchi, in cambio di locazione della nostra terra, mare ed aria. Abbiamo vissuto un quarantennio florido, ma nessun cittadino si è mai chiesto come mai in così poco tempo siamo arrivati ad avere tutti  lavoro, casa, automobile, vacanze ed ogni confort.

Nessun cittadino si è mai chiesto o ha ragionato fino in fondo sulle stragi che hanno insanguinato la coscienza civile. Nessun cittadino si è indignato al tempo in cui i morti ammazzati venivano liquidati con un bel funerale di STATO e  con solenne omelia nelle chiese da chi si nutre di morte. (quella cristiana  ed in particolare quella cattolica, non è , forse, una religione che si fonda  su un morto ammazzato e messo in croce ogni giorno da 2000 anni?)

Se fossimo un popolo, libero dalla mortificazione dello spirito  ( la chiesa cattolica è colei che la perpetua, domina e governa col rito del battesimo, comunione,  cresima, matrimonio e morte),  senza perdere il  senso sacro della vita,  forse saremmo in grado di far luce su tutto il lato oscuro e assassino che ha accompagnato questo quarantennio di benessere, che ora stiamo pagando a caro prezzo per aver permesso ai governanti di aver dato all’Italia l’illusione di potersi comperare una Ferrari senza  sapere poi  quanto costi mantenerla. Ce ne stiamo accorgendo ora.

Abbiamo dato ascolto a chi ci invogliava a comprare, consumare, facendoci sentire ricchi. Ora le immondizie da residui di questo sfrenato consumismo ci stanno soffocando.

Per concludere, ogni cittadino per diventare degno di una democrazia,  la deve costruire prima dentro di se, andando a cercare il suo vero significato e metterlo in pratica. Dopo di che potrà trasmetterlo ai figli solo col comportamento coerente ed esemplare. Se non si arriverà a questo concetto di democrazia  ci aspetterà  il ripetersi del film che abbiamo interpretato dal 1947 sino ai nostri giorni, continuando a piangerci addosso convinti che il padre ci deve mantenere all’infinito.





L’Italia “patrimonio dell’Umanità”

12 10 2011

La forma geografica del nostro territorio, proiettato sul mare quasi ad indicare che il nostro destino è quello di andare senpre avanti “a piedi”……camminando sull’acqua….., potrebbe essere una indicazione a perseverare nel cammino intrapreso da secoli.

Le incessanti invasioni, cruente o no, che si sono succedute nei secoli, hanno fatto si che diventassimo dei magnifici “bastardi”. Si potrebbe spiegare in tale modo, la nostra eclettica intelligenza, duttilità, manualità, inventiva; il tutto concentrato in questo piccolo e lungo territotorio.

Credo che l’Italia, tutta, debba essere considerata dall’ UNESCO, “Patrimonio dell’ Umanità” e diventare un bene da godere e preservare nella sua interezza, compresi noi che l’abitiamo. Potrebbe essere questa la strada per salvare non solo il territorio ma anche le capacità umane, dalla saggezza contadina, ai grandi uomini che ora sono costretti a migrare perché incompresi ed osteggiati.

Riconvertire le fabbriche  in “Istituti  Professionali Internazionali” dove gli artigiani vengano inseriti nei laboratori a tramandare le arti ed i mestieri di cui se ne sta perdendo la conoscenza pratica.

Il turismo va visto non solo come tempo e luogo di svago ma come insegnamento e avvio alle professioni che lo riguardano in tutto il suo indotto. Sfruttare tutti i nostri beni e capacità, attirando da tutto il mondo giovani ai quali infondere il gusto della bellezza e la sua preservazione trasformandola in opportunità di lavoro facendo in modo che ogni studente, tornato nel proprio territorio diventi il datore di lavoro di se stesso mettendo a frutto le conoscenze apprese qui. Anche se ciò avviene già nelle università, non basta, il concetto va allargato.

“Termini Imerese” potrebbe diventare un grande “Laboratorio Professionale Internazionale”, vista la sua posizione geografica. La popolazione potrebbe riconvertirsi e potenziare gli antichi mestieri in funzione dell’arrivo di studenti e tutto ciò che ruoterebbe intorno a questa nuova attività internazionale.

Riflettendo sull’andamento delle cose, se non faremo noi questa riconversione mentale, quindi territoriale, ci saranno nuove invasioni dal resto del mondo in credito verso questa ‘Italia in svendita ed il futuro?……rimaremo quelli che, non siamo, ma “appariamo”  ora.








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