Nascere secondo legge di natura.

20 09 2011

Il feto cresce protetto nell’utero materno, in una dimensione liquida, senza leggi gravitazionali, ma percepisce i suoni, le vibrazioni delle voci, gli umori materni. Passate 9 lune, il feto è al massimo della sua espansione uterina, ecco allora il magico ma decisivo momento. E’ ora di cambiare stato…vivere o morire. Quello di nascere a nuova dimensione è quindi il momento per imprimere su di se il coraggio di cambiare e  vivere con i piedi per terra.

Questo imprinting permette al bimbo di irrobustire la sua determinazione. Grande sarà l’aiuto che la madre, vigile e altrettanto coraggiosa, darà al figlio in quel momento. Il piccolo non si sentirà abbandonato.

Nella fase di gattonaggio, il bimbo ricorre a quel coraggio e determinazione che si è imposto per procedere accettando allo stesso tempo ed ancora una volta il suo stato a quattro “zampe”, fase importante questa, che lo aiuterà da giovane ragazzo ad accettare i suoi limiti ed attendere il giusto tempo per affrontarli, superarli o capire che oltre non può andare. Si determinerà quindi in lui il coraggio dell’umiltà intelligente.

Nella fase di gattonaggio il bimbo va seguito ma non aiutato. La conquista della posizione eretta infonderà sul suo stato psicofisico grande soddisfazione, fase in cui le endorfine produrranno effetti straordinari al suo irrobustimento fisico e spirituale.





Il “trabucco” di Giuseppe Marino

13 09 2011

Eccolo il pescatore, marinaio, falegname, ingegnere, filosofo, artista, muratore, cuoco….Giuseppe Marino. Ultimo costruttore di trabucchi.

Quella di costruire trabucchi è un’ arte antica forse di 300 anni, così spiega Giuseppe.

Scegliere la scogliera per questa  costruzione, richiede una complessa concomitanza di fattori. Il fine è quello di catturare i branchi di pesce al loro passaggio, quindi occorre innanzitutto studiare le correnti marine, i venti, la profondità dei fondali e uno sperone roccioso idoneo ad infilarvi i pali sui quali poggerà una robusta piattaforma (Giuseppe dice che, sulla sua, ci sono salite fino a 200 persone).  Questo trabucco fu fatto costruire nel 1940 dal padre Michele , vi partecitpò, ancora adolescente anche lui  e da allora il “trabucco” è diventato il suo punto di riferimento per ogni occasione. Negli anni lo ha perfezionato e reso pressoché indistruttibile.

“Gli antenni” sono la parte più importante di questa opera, trattasi di due lunghi pali che si protraggono sul mare fino a 40 metri (il sistema di segmenti uniti e ben fissati permetterebbe anche la prosecuzione di altri metri verso il mare). Due grandi argani, e altri tre più piccoli governano l’intera macchina per calare le reti e ritrarle.

Durante la convesazione, in una mattinata di settembre, vedo gabbiani  posarsi ai due estremi degli “antenni”, allora Giuseppe mi dice “vedi a sx degli antenni? Quella è Cocca, è sempre li da anni e quando qualche gabbiano tenta di avvicinarsi urla come un’aquila e lo caccia via sbattendo le ali minacciosamente, a pranzo viene da me e aspetta la sua razione”. Giuseppe fa  una lunga pausa per controllare se quanche cefalo è di passaggio. E’ sconfortato e scuotendo la testa, riparata dell’eterno zuccetto, incredulo che in tutta la mattinata non si sia visto neanche un pesce, riprende a raccontare di Renato, l’altro gabbiano, compagno da sempre di Cocca, che sta appollaiato sugli “Antenni” di dx.

Il “trabucchiere” è un personaggio oramai destinato a fare da testimonio di un passato glorioso ma giunto al termine. Di pesce non ce n’è quasi più. Vengono pescherecci a razziare a pochi metri nella baia con reti a strascico e addirittura in tempo di fermo. Dice Giuseppe: “Non ci sono controlli e questi vengono quando e come gli pare”.

“FURCICHELLA” è il nome del trabucco. “Ogni trabucco ha un nome” mi dice Giuseppe,” Vedi quello laggiù, a sx? E’ di mi fratello e si chiama GUSMAI come la torre di guardia che gli sta alle spalle.”

Guardo infine verso il cielo e Giuseppe mi dice che quelli che vedo sono gli “Allerti”.

“Vedi” mi fa “Questi servono a governare gli “antenni” e devono essere proporzionali alla loro lunghezza perché i tiranti devono lavorare ad una angolatura precisa altrimenti il trabucco non funziona” Mi rendo allora veramente conto di quale opera d’arte ingegneristica sia questa macchina da pesca.

Eccoli gli “Allerti” sono i pontoni centrali del trabucco.

Senza di essi nulla si muove.








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